Non amo scrivere sull’onda di emozioni forti, perché il rischio che si corre è quello di essere approssimativi o di non dare chiarezza e linearità a tutto ciò che si vuole dire, dimenticando e tralasciando parti importanti, o semplicemente usando le parole sbagliate nel modo sbagliato. In questo specifico caso però, mi sento in diritto e in dovere di agire subito e dire quello che penso perché la questione è davvero troppo grave e urgente per essere passata sotto silenzio.
Stamane ho aperto la giornata con la notizia che il castello di Canossa va verso la chiusura. La Gazzetta di Reggio qui, la Prima Pagina di Reggio qui, la Repubblica di Parma qui riportano tutti la medesima notizia: problemi burocratici, problemi organizzativi, problemi di dissesto idrogeologico, problemi, problemi, altri problemi. Con la riforma sulle Province, il ristorante e il parcheggio chiusi, la perdita del sostegno economico da parte dell'ente preposto, il castello della Grancontessa è a rischio oblìo. Il luogo simbolo di Matilde, quello per cui è ricordata su tutti i libri di storia, quello per cui è stato coniato il modo di dire "andare a Canossa" forse rimarrà senza custode, in attesa che l'erosione dei calanchi se lo porti via. Ebbene, con tutta l'eleganza che devo sforzarmi di trovare, perché chi mi conosce bene sa quanto sono sanguigna, l'unica cosa che posso dire è: vergogna.
Il romanzo di Matilda
Il primo romanzo storico che ripercorre la vita della Grancontessa Matilde di Canossa.
La vita, i lutti, gli amori, le lotte, la caduta, il riscatto, le violenze e le passioni della Grancontessa Matilde di Canossa, un romanzo storico che ricostruisce gli eventi fondamentali della sua vita attraverso l’infanzia, la giovinezza, la maturità e la vecchiaia, cercando di restituire tutta la potenza al personaggio a 900 anni dalla sua scomparsa. In uscita a luglio 2015.
Visualizzazione post con etichetta editoriali. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta editoriali. Mostra tutti i post
martedì 19 gennaio 2016
martedì 17 marzo 2015
La via Teutonica non è un'offesa ai tedeschi
Ricevo e volentieri pubblico su autorizzazione del suo autore, l'editoriale di marzo 2015 di De strata francigena novissima, newsletter del sito Centro Studi Romei. Buona lettura.
«Mathildis Dei gratia si quid est, omnibus in Theutonicorum regno commorantibus, salutem.» Questo è l’attacco della prima delle due lettere superstiti di Matilde di Canossa. E’ dell’anno 1084 ed è una circolare rivolta a tutti i tedeschi contro l’imperatore Enrico IV che “falsus rex furto subripuit sygillum domni papae Gregorii” ovvero era entrato in possesso doloso del sigillo di papa Gregorio VII, con possibilità quindi di falsificarne gli atti.
Vi chiederete il motivo di questo avvio così aulico. In realtà, devo occuparmi di questioni ben più volgari, che non avrebbero ragion d’essere, se oggi l’ignoranza non dilagasse, e particolarmente in ambito francigeno. Da terzi, che per ruolo sociale non son tenuti a conoscere la storia (anche se male non gli farebbe), son venuto a sapere che, da qualcuno che non conosco e non voglio conoscere, ma che pare vanti conoscenze storiche, è stato pubblicamente affermato che il termine "teutonico" avrebbe, per i tedeschi, un connotato negativo, e che quindi, in estremo, sentendo chiamare “via Teutonica” la Romweg del Brennero, si potrebbero anche offendere.
Simili sconcezze accadono perché quelli che contano in francigenis brancolano nel buio più nero e di conseguenza vedono nere tutte le notturne vacche hegeliane: mai baggianata più grossa fu sparata dal tempo in cui si osò affermare (Dio li abbia in gloria, ma solo dopo qualche millennio di Purgatorio, s’intende) che la via Francigena nasceva sotto un cavolo di Canterbury UK (they said the via Francigena was born under a cauliflower in Canterbury UK). Purtroppo, per il nostro ignoto milite dell’ignoranza, la parola teutonico fin dai tempi dell’impero franco è un denotatum che qualifica i franchi commorantes a est del fiume Reno (non quello di oltre Appennino, bensì quello d’Oltralpe). La stessa parola Deutschland, che definisce oggi il principale stato dell’Unione Europea, altro non è che la finale derivazione del termine Teutsch-land, ovvero Paese dei teutonici. Questo chi abbia un minimo di conoscenze di testi medievali lo sa bene e non a caso ho scelto, a mo’ di epigrafe, l’attacco della circolare di Matilde di Canossa, perché dovrebbe essere ovvio che la Gran Contessa non si rivolgeva ai tedeschi per prenderli per i fondelli.
Ora, non vi è chi non sappia che, se si vuole buggerare i tedeschi, si hanno e si son sempre avute dinanzi strade lastricate e ben dritte: oggi, con le rotondità demotivanti del Cancelliere o ieri con la Tomania di Adenoid Hinkel, ieri l’altro, da “fan Pasqua i lurchi nelle lor tane e poi calano a valle” ai baffi di sego in cagnesco degli ufficiali asburgici, nel medioevo poi troveremmo “e come là tra li Tedeschi lurchi” del padre Dante accanto alla storia tutta inventata dell’Est Est Est del vescovo Defuk, che sarebbe stato d’Oltralpe e finanche parente dei Fugger, se non fosse stato costruito ad arte da quelli di Montefiascone, con scopi politici, come ci racconta nei suoi due libri dedicati all’argomento l’amico Quinto Ficari. Ma far passare un denotatum anodino per un connotatum negativo, oltre che scientificamente scorretto, potrebbe anche essere un’operazione in malafede: mi ricorda tanto quando, nel post Sessantotto, l’attributo “fascista” rendeva tabù - senza se e senza ma - il destinatario dell’epiteto. Purtroppo per codesto milite ignoto neo-sessantottino, anche Matilde di Canossa è dalla parte della via Teutonica.
«Mathildis Dei gratia si quid est, omnibus in Theutonicorum regno commorantibus, salutem.» Questo è l’attacco della prima delle due lettere superstiti di Matilde di Canossa. E’ dell’anno 1084 ed è una circolare rivolta a tutti i tedeschi contro l’imperatore Enrico IV che “falsus rex furto subripuit sygillum domni papae Gregorii” ovvero era entrato in possesso doloso del sigillo di papa Gregorio VII, con possibilità quindi di falsificarne gli atti.
Vi chiederete il motivo di questo avvio così aulico. In realtà, devo occuparmi di questioni ben più volgari, che non avrebbero ragion d’essere, se oggi l’ignoranza non dilagasse, e particolarmente in ambito francigeno. Da terzi, che per ruolo sociale non son tenuti a conoscere la storia (anche se male non gli farebbe), son venuto a sapere che, da qualcuno che non conosco e non voglio conoscere, ma che pare vanti conoscenze storiche, è stato pubblicamente affermato che il termine "teutonico" avrebbe, per i tedeschi, un connotato negativo, e che quindi, in estremo, sentendo chiamare “via Teutonica” la Romweg del Brennero, si potrebbero anche offendere.
Simili sconcezze accadono perché quelli che contano in francigenis brancolano nel buio più nero e di conseguenza vedono nere tutte le notturne vacche hegeliane: mai baggianata più grossa fu sparata dal tempo in cui si osò affermare (Dio li abbia in gloria, ma solo dopo qualche millennio di Purgatorio, s’intende) che la via Francigena nasceva sotto un cavolo di Canterbury UK (they said the via Francigena was born under a cauliflower in Canterbury UK). Purtroppo, per il nostro ignoto milite dell’ignoranza, la parola teutonico fin dai tempi dell’impero franco è un denotatum che qualifica i franchi commorantes a est del fiume Reno (non quello di oltre Appennino, bensì quello d’Oltralpe). La stessa parola Deutschland, che definisce oggi il principale stato dell’Unione Europea, altro non è che la finale derivazione del termine Teutsch-land, ovvero Paese dei teutonici. Questo chi abbia un minimo di conoscenze di testi medievali lo sa bene e non a caso ho scelto, a mo’ di epigrafe, l’attacco della circolare di Matilde di Canossa, perché dovrebbe essere ovvio che la Gran Contessa non si rivolgeva ai tedeschi per prenderli per i fondelli.
Ora, non vi è chi non sappia che, se si vuole buggerare i tedeschi, si hanno e si son sempre avute dinanzi strade lastricate e ben dritte: oggi, con le rotondità demotivanti del Cancelliere o ieri con la Tomania di Adenoid Hinkel, ieri l’altro, da “fan Pasqua i lurchi nelle lor tane e poi calano a valle” ai baffi di sego in cagnesco degli ufficiali asburgici, nel medioevo poi troveremmo “e come là tra li Tedeschi lurchi” del padre Dante accanto alla storia tutta inventata dell’Est Est Est del vescovo Defuk, che sarebbe stato d’Oltralpe e finanche parente dei Fugger, se non fosse stato costruito ad arte da quelli di Montefiascone, con scopi politici, come ci racconta nei suoi due libri dedicati all’argomento l’amico Quinto Ficari. Ma far passare un denotatum anodino per un connotatum negativo, oltre che scientificamente scorretto, potrebbe anche essere un’operazione in malafede: mi ricorda tanto quando, nel post Sessantotto, l’attributo “fascista” rendeva tabù - senza se e senza ma - il destinatario dell’epiteto. Purtroppo per codesto milite ignoto neo-sessantottino, anche Matilde di Canossa è dalla parte della via Teutonica.
Fabrizio Vanni
postmaster@centrostudiromei.eu
Iscriviti a:
Post (Atom)
