Il romanzo di Matilda

Il primo romanzo storico che ripercorre la vita della Grancontessa Matilde di Canossa.

La vita, i lutti, gli amori, le lotte, la caduta, il riscatto, le violenze e le passioni della Grancontessa Matilde di Canossa, un romanzo storico che ricostruisce gli eventi fondamentali della sua vita attraverso l’infanzia, la giovinezza, la maturità e la vecchiaia, cercando di restituire tutta la potenza al personaggio a 900 anni dalla sua scomparsa. In uscita a luglio 2015.

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martedì 2 aprile 2019

Di gelo e di fuoco - in libreria

DA APRILE IN LIBRERIA
DI GELO E DI FUOCO

UN INCREDIBILE VIAGGIO DI MILLE ANNI
LUNGO LA VIA FRANCIGENA

di Guido Fiandra con Pierluigi Fabbri, Fabrizio Fangareggi, Andrea Zauli DMedizioni

La riconquista del nostro passato collettivo dovrebbe essere tra i primi progetti per il nostro futuro.
[Umberto Eco]

È la notte del 17 dicembre del 1899, manca una settimana alla cerimonia di apertura della Porta Santa con la quale papa Leone XIII darà inizio al Giubileo Secolare. Francesco, anziano abate dell’abbazia di San Filippo al Marta, seduto alla sua scrivania, è inquieto. Sente che la sua vita sta volgendo al termine e lui non ha ancora ultimato il grande romanzo sulla Via Francigena – la strada medioevale che per mille anni è stata la spina dorsale dell’Europa – al quale sta lavorando da trent’anni.
All’improvviso qualcuno bussa alle porte dell’abbazia. Guardandosi attorno con circospezione, come temesse di essere visto, Francesco scivola lungo i corridoi del monastero e, quando apre il portoncino, ha un moto di contentezza nel vedere chi siano i viandanti che sbucano dall’oscurità, con i quali mostra di avere grande familiarità. In quella notte magica l’impossibile è diventato reale: quattro viaggiatori – Sigerico vescovo di Ramsbury (990), Maria Rodriguez spagnola di umili origini che non sa più se è ebrea o cristiana (1350), Goetz Von Berlichingen capitano di ventura tedesco di nobili ascendenti (1550), Jean Baptiste Fournier prima rivoluzionario ora facoltoso commerciante di vini francese (1825) –, che provengono da nazioni diverse e hanno percorso la Via Francigena in quattro epoche differenti, sono i protagonisti della sterminata storia che il religioso sta scrivendo e sono giunti all’abbazia per aiutarlo a completare la sua opera.
L’abate li accoglie felice, ora sente che il suo romanzo, anche grazie alle storie che ognuno di loro gli racconterà, potrà essere terminato. Ma assieme a loro, o forse proprio a causa del loro arrivo – perché si sa che il bene e il male spesso sono contigui – nel monastero è giunto anche il Diavolo che ha tentato l’abate fin da ragazzino e non può accettare di vederne il trionfo. In un tremendo duello che dura fino all’alba, i due contendenti – Francesco sostenuto dai propri personaggi, il demonio dalle forze del male da lui evocate – si sfidano all’ultimo sangue. Soltanto dopo aver sconfitto il Maligno, specchio del suo lato oscuro, l’abate può percorrere l’ultima tappa della Francigena e raggiungere Roma assieme ai viandanti.

Info: www.digeloedifuoco.it


GLI AUTORI:

Guido Fiandra
Regista, scrittore, autore, docente. Nel corso della quarantennale carriera, ha esplorato svariati linguaggi della narrazione e della visione, alternando la scrittura e la regia. Ha spaziato tra cinema di finzione e documentaristico, televisione, fotografia, arte, teatro. E’ socio fondatore della Writers Guild Italia, il sindacato degli sceneggiatori. Cura una collana di libri di cinema per Dino Audino editore. Da due decenni è docente del Corso di Regia e Sceneggiatura presso l’Accademia del Cinema di Bologna. “Di Gelo e di Fuoco”, una storia inizialmente pensata per essere una miniserie televisiva, scritta a più mani, è il suo primo romanzo.

Fabrizio Fangareggi
Da sempre innamorato di letteratura e cinema, dopo la maturità si è diplomato al Corso di Regia e Sceneggiatura all’Accademia Nazionale del Cinema di Bologna. Ha pubblicato diversi racconti su antologie e riviste; tra i suoi romanzi, “Ekhelon”, vincitore del Premio Letterario Cittadella nel 2014. Nel 2016 esce “Il confine del buio” finalista al premio letterario “Un libro per il cinema” e nel 2018 “Il buio di York” secondo volume della serie “Le confessioni di Arundel”.

Pierluigi Fabbri
Assicuratore, appassionato di Storia sin dall'infanzia. È stato nella giuria dei premi letterari reWritten nel 2004 e (secret) Unveiled nel 2005, organizzati da KULT Underground/KULT Virtual Press,ilsecondo con la sponsorizzazione di Edizioni Clandestine. Nel 2016 pubblica “Il confine del buio” finalista al premio letterario “Un libro per il cinema” e nel 2018 “Il buio di York” secondo volume della serie “Le confessioni di Arundel”.

Andrea Zauli
Dopo aver fondato il trimestrale letterario Bhodinskj in Romagna e lavorato come copywriter a Milano, approda a Roma dove insegna sceneggiatura a Cinecittà. Cresciuto a pane, fantascienza e horror, finisce per scrivere tutt’altro – per esempio la comedy L’utero al dilettevole (vincitrice del 48H Film Festival 2009), il melò Il paese delle piccole piogge (in onda su Rai 1 nell’autunno 2012), il lungometraggio sull’immigrazione clandestina Carta bianca (premio per la distribuzione al RIFF 2013, uscito nelle sale italiane nell’estate 2014), la video-art Sulla nostra pelle (Premio Lenovo-Zooppa al Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina 2016)

Info: www.digeloedifuoco.it

domenica 6 maggio 2018

Le zone dei Da Palude, i fedelissimi di Matilde

Si parla moltissimo di Matilde, ma non bisogna dimenticare un protagonista attivo del periodo che la vede reggere le sorti dell’Italia come Grancontessa e vicaria di Pietro. Il suo nome è Arduino della Palude,  figlio di Guido di Gandolfo, che apparteneva a una nobile famiglia della bassa reggiana di feudatari dei marchesi di Canossa, che ha origine nel IX secolo dai Gandolfinigi. 

Fedele amico, grande condottiero, maggiore vassallo di Matilde di Canossa e sempre al suo fianco nella buona e nella cattiva sorte, "Dominus Arduinus Widonis filius de Castro Paludis" partecipò a missioni militari e politiche di notevole rilievo, a cavallo fra i secoli XI e XII. Il "castruni Paludis" da cui proveniva, menzionato assai spesso dalle fonti, era posto tra Fabbrico e Reggiolo, in una zona della bassa pianura a nord di Reggio Emilia, detta appunto della "Palude". Con lui la posizione sociale della famiglia si elevò notevolmente, fino a raggiungere uno status mai toccato in precedenza, con possessi sparsi un po' dovunque dalla bassa reggiana all'Appennino.


A poca distanza da Canossa, risalendo il torrente Enza verso Vetto, si entra nei territori che un tempo erano dei Da Palude, discendenti di Arduino: il borgo di Scalucchia è situato sulla sommità di un dosso arenaceo sul Tassaro. Al suo interno, è ancora presente quello che un tempo era il castelletto, dove compare anche lo stemma della famiglia. 



Proprio sulla rupe di fronte, dalla parte opposta del fiume, si ergeva la rocca di Crovara, di cui oggi rimangono pochissime rovine: i ruderi del mastio che dominava il castello, costruito in piena armonia con la roccia sottostante, i depositi e le cisterne di acqua e tracce delle mura difensive che perimetravano l’intera area. Alcune scale e un tronco di colonna suggeriscono dove sorgeva l’antico palazzo feudale. A fianco dell’entrata del castello, probabilmente l’unica, sorge la chiesa dedicata a San Giorgio, e oggi trasformato in un museo è la casa colonica recuperata, probabilmente un tempo un ostello per pellegrini. 


Proseguendo per la strada verso Vetto, infine, si incontra Legoreccio, antica villa del feudo dei da Palude dipendente dal castello di Crovara: nel borgo è situata l’antica Corte dei Da Palude, già residenza della famiglia, con un porticato interno sormontato da un loggiato. All’ingresso del paese fa bella mostra di sé una casa torre, la fortificazione tipica del periodo matildico sull’Appennino.

Questi luoghi sono meravigliosi e si prestano anche a lunghe passeggiate per chi ama il trekking. Alcuni siti consultabili danno tutte le indicazioni in merito ai percorsi e ai punti di interesse. 


Link utili:

Val Tassaro - Natura & Storia
Appennino Reggiano
Monte Casarola
Reggio Emilia Turismo
Chiesa di Crovara

Tutte le immagini che correlano l'articolo sono di mia proprietà, ne è pertanto vietato l'utilizzo. Per altre immagini dell’itinerario parmense e per visionare le tappe complete del mio viaggio, basta cliccare il link di Instagram con hashtag #ilromanzodiMatilda     


lunedì 9 ottobre 2017

Camminata letteraria: Abbazia di Frassinoro

Questo sabato andremo nell’Appennino modenese a visitare un’altra chiesa diventata abbazia benedettina per volere di Beatrice di Lotaringia, madre di Matilde di Canossa. Anche questa pieve medievale è da sola un ottimo motivo d’interesse e merita di essere visitata: è la Pieve di Rubbiano, a capo di una parrocchia vastissima che comprendeva anche l’Abbazia di Frassinoro.
Cammineremo nell’antica strada romana “Via Bibulca” che collegava Modena a Lucca, chiamata così perché poteva ospitare un carro trainato da due buoi e vedremo tante altre meraviglie in un'atmosfera e colori autunnali. Ci accompagnerà in questi luoghi storici, la scrittrice Elisa Guidelli che ha all’attivo pubblicazioni tra le quali “Il romanzo di Matilda” e “Francigena “ in collaborazione con gli scrittori Covili e Sorrentino.
Prima di salutarci gusteremo assieme l’aperitivo di “Donella”.

Ritrovo: 14.20 Pieve di Rubbiano (Montefiorino-Mo)
Partenza: 14:30
Difficoltà: Facile 
Dislivello: 400 mt. (con una salita finale da fare con calma)
Durata: ore 4:30 circa
Costo: 10€ adulti e minori a partire dai 12 anni, solo se accompagnati e abituati a camminare in montagna.
Prenotazione obbligatoria, inviando mail di conferma indicando nome e numero di telefono di tutti i partecipanti e si desidera condividere il viaggio con altri escursionisti a: donellaeventiescursionistici@gmail.com

 Per informazioni: Donella Serafini 348.4151837 
Facebook: Donella Serafini, Donella Eventi Escursionistici, Donella Eventi.

Abbigliamento obbligatorio: zaino, calzature da escursionismo con suola scolpita a caviglia alta, pantaloni lunghi, pile, giacca antivento/pioggia, (vestirsi a cipolla) 1 litro d’acqua.
 Prenotazione obbligatoria entro le ore 18:00 di venerdì 13 ottobre.
 Numero minimo partecipanti 6 adulti.
 24 ore prima delle attività è possibile comunicare agli iscritti l’annullamento dell’escursione qualora non si sia raggiunto il numero minimo di partecipanti o in funzione delle condizioni ambientali.
 Tutti i percorsi potranno essere modificati in funzione delle condizioni ambientali per la sicurezza del gruppo.
Non è prevista copertura infortuni per i partecipanti.
Chi ritiene opportuno può provvedere autonomamente con una polizza multisport.
 Organizzazione: Donella Serafini per Donella Eventi Escursionistici

martedì 13 giugno 2017

La Signora Matilde anche in estate

Continuano le proiezioni del docufilm "La Signora Matilde" dedicato alla figura di Matilde di Canossa. Qui di seguito le date e i luoghi dove potete continuare a seguire il tour della Grancontessa raccontata da Syusy Blady e Luciano Manzalini.


sabato 15 aprile 2017

Dall'Appennino Reggiano per Matilde

Un sito interessante e una collaborazione tra Gal Antico Frignano e Appennino Reggiano per rendere omaggio a Matilde di Canossa, donna d'Europa: qui tutti i link per ripercorrere storia, luoghi e percorsi con tanto di audioguide.

lunedì 6 marzo 2017

Sentiero Matilde

Segnalo doverosamente il sito del Sentiero Matilde, nato "sotto il segno della Gran Contessa Matilde": è una nuova rete di sentieri segnalati collega le principali località naturalistiche e storiche della collina reggiana.

Cito dall'introduzione del sito:
Le tappe sono cinque (più il raccordo di ingresso da Reggio Emilia) divise in varie sottosezioni, con alcune possibili varianti. Attraverso di esse il Sentiero Matilde ci conduce dalla rupe di Canossa a San Pellegrino in Alpe, balcone naturale sulla Garfagnana, attraverso castelli, case a torre, antiche pievi e borghi in pietra arenaria.

Il Sentiero Matilde, insieme al Sentiero Spallanzani e al Sentiero dei Ducati, rappresenta una delle dorsali strategiche di attraversamento escursionistico della provincia di Reggio Emilia in direzione del crinale appenninico e della Toscana. E’ inserito nella rete ufficiale dei sentieri dell’Emilia-Romagna.

Vi invito dunque a consultare il sito ufficiale e a cominciare il vostro viaggio.

Sito web: Sentiero Matilde

sabato 8 ottobre 2016

La Rocchetta Mattei e i dintorni di Riola

Stamane ho finalmente visitato la Rocchetta Mattei, la rocca voluta dal conte Cesare Mattei dove si ritirò a vita privata dai 50 anni per studiare l'Elettromeopatia e preparare i suoi rimedi per la salute. Una sorpresa è stata scoprire che la rocchetta è stata costruita nello stesso luogo in cui nell'XI secolo sorgeva un castello della contessa Matilde di Canossa, affidato alle cure del suo vassallo Lanfranco da Savignano. Il mio consiglio è di prenotare una visita per vedere le meraviglie di questo castello fiabesco, esoterico e misterioso. Tutte le info qui: La Rocchetta Mattei


Nei dintorni, da vedere è certamente il borgo La Scola, risalente al XIV secolo e restaurato ad arte, e di certo luogo fortificato già dal VI secolo quando i Longobardi ne fecero un avamposto di guardia contro l'Esarcato di Ravenna. Ma ha origini ben più antiche. Per saperne di più il sito di riferimento è il seguente: Borgo "La Scola"

domenica 28 agosto 2016

Matilde sull'Appennino parmense

Sono tornata a viaggiare per luoghi matildici un anno e un mese dopo l’uscita del mio romanzo, e ho dedicato questo mio ritorno alla riscoperta dei luoghi nell’Appennino parmense che hanno visto Matilde protagonista.

La prima tappa è stata all’abbazia di San Basilide a Badia Cavana, posta sull’antica strada di Linari che portava al Lagastrello, il passo che metteva in comunicazione Parma con la Toscana. La fondazione dell’abbazia è dovuta all’interesse e alla committenza del monaco vallombrosano e vescovo di Parma Bernardo degli Uberti, personaggio vicinissimo a Matilde e suo consigliere e alleato. All’entrata della chiesa è posto un bassorilievo con una croce [in alto], detta croce matildica, che si ritrova in altre chiese e pievi fatte costruire dalla Grancontessa o che hanno visto il suo aiuto con donazioni anche ingenti.

Proseguendo verso Neviano degli Arduini, che già nel toponimo svela la sua origine e influenza tutta matildica, ho raggiunto il passo del Crocione da cui si gode una splendida vista sulle vallate dei torrenti Enza e Parma, ho attraversato Urzano e sono arrivata dopo un lungo tratto tra le ombre del bosco alla meravigliosa Pieve di Sasso, dedicata a Santa Maria Assunta. Citata sin dal 1004, già luogo di sosta e ricovero per pellegrini, sorge su un’altura e al suo interno ha un battesimale del XII secolo che lascia senza fiato. [a fianco]

La terza tappa è stata la pieve di Moragnano, nel comune di Tizzano, realizzata in blocchi di arenaria. All’interno vi sono 20000 incisioni e iscrizioni graffite che rappresentano simboli sacri derivate dalla tradizione dell’arte rupestre che non ho potuto vedere, perché la pieve era chiusa: un buon motivo per tornare.

La quarta tappa l’ho dedicata a Berceto, luogo magnifico sulla via Francigena, dove mi sono fermata nel duomo di San Moderanno, costruito già nel VIII secolo. Liutprando, re del Longobardi, lo volle come chiesa del monastero che fondò nel 719 presso il valico appenninico della strada di Monte Bardone, principale collegamento tra Emilia e Toscana. Ha uno splendido portale con Cristo crocefisso, e i particolari del portale secondario aperto sul lato sinistro della chiesa lasciano intendere la simbologia dedicata ai pellegrini che percorrevano la Francigena verso Roma per le indulgenze.

La quinta tappa è stata Fornovo, alla pieve di Santa Maria Assunta citata già dal 854. Anche questa pieve, sulla Francigena, indica la strada a chi cerca il perdono: la statua del pellegrino a fianco del portale ha le chiavi di San Pietro appese alla cintura. I portali sono finemente decorati, la lastra con la raffigurazione dell’inferno sulla facciata è impressionante [a sinistra], e all'interno è conservata invece quella dedicata al martirio di Santa Margherita.

Sesta e ultima tappa è stata Serravalle, alla chiesa di San Lorenzo, affiancata dal Battistero. È una delle più antiche pievi del parmense e la sola ad avere un edificio apposito per la celebrazione del battesimo: è ottagonale, la forma ideale per un battistero secondo Sant’Ambrogio per la simbologia che rappresenta, 7 + 1, ovvero sette giorni della vita terrena creata da Dio (6 giorni + 1 di riposo) e l’ottavo, dedicato al mondo ultraterreno dopo la resurrezione.

In una giornata tra strade, tornanti, boschi e silenzi, si riacquista il senso e la percezione dello scorrere del tempo. Si rimettono insieme pensieri, segni, riflessioni, si ricostruisce un percorso o lo si riprende laddove lo si era lasciato. Per questo amo viaggiare. Per questo amo farlo anche attraverso questi luoghi magici e ricchi di storia. Dove si respirano energie sottili e al contempo molto forti. Dove si percepisce ancora l’impronta di una Signora che dopo novecento anni è ancora presente sulle sue terre.

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Link utili:

mercoledì 13 aprile 2016

sabato 26 marzo 2016

Apertura del castello di Bianello

Come ogni anno il castello di Bianello riapre al pubblico nel periodo pasquale.

Gli orari delle festività pasquali sono i seguenti:
Sabato 26 marzo dalle 15.00 alle 19.00
Domenica 27 marzo dalle 15.00 alle 19.00
Lunedì 28 marzo dalle 11.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 19.00.

NOVITA' AL CASTELLO!
Le sale del Castello avranno ora una nuova immagine grazie alla donazione di numerosi mobili un tempo appartenenti al Cav. Carlo Bacigalupo donati dalla Famiglia Fabbri di Rimini in nome di Giovanna Cherubini che visse a Bianello fino al 1947.
E’ inoltre previsto l’allestimento di una nuova sala didattica che conterrà il plastico dei Quattro Colli con i relativi Castelli donato dal Gruppo Archeologico Bibianellum, corredata da pannelli illustrativi dei personaggi più famosi che ai tempi di Matilde di Canossa hanno abitato a Bianello.

All'interno del bookshop del castello, anche Il romanzo di Matilda.

Per informazioni e prenotazioni visite guidate:
Ideanatura cell. 338-6744818


giovedì 24 marzo 2016

Lucca e Matilde, amore e scontri

[Il romanzo di Matilda, estratto dal capitolo VI]

Con l’arrivo della bella stagione si erano trasferiti a Lucca, città natale di Sigifredo, bisnonno di Matilda.
Lucca si trovava sulla via Francigena e sul fiume Serchio, ricco crocevia di genti e commerci. Era molto amata dai Canossa, e lei, amorevole, ricambiava il loro affetto assicurando loro fedeltà e tributi. Beatrice aveva portato lì tutta la corte di Federico per garantire una maggiore stabilità nell’amministrazione, e spesso riceveva messaggi dal papa attraverso Anselmo da Baggio, che non abbandonava mai il suo fianco. La gestione del territorio richiedeva energie, continui viaggi, consigli e confronti, e dopo la morte di Bonifacio la tutela degli interessi del suo erede era garantita dall’influenza e dalla protezione di Leone IX, parente di Beatrice e lorenese come lei. Per questi motivi, e per la maggiore vicinanza con Roma, lei si sentiva più tranquilla in quella città. Furono mesi abbastanza sereni, frenetici ma fruttuosi, e la marchesa, rassicurata dalla consuetudine e dall’ordinarietà degli eventi, si era lasciata ormai alle spalle la paura che l’imperatore potesse agire in qualche modo contro di lei, ricchissima vedova del suo vassallo più inviso.

[fine estratto, tutti i diritti riservati]

Lucca è una delle città dei Canossa. Oggi è una delle città d'arte e cultura più note e belle d'Italia, con le sue chiese e le sue torri e i suoi monumenti. La cito molto spesso nel romanzo dedicato a Matilde e ne racconto perché è stata una delle città più amate e al contempo, quando la guerra con Enrico IV entrò nel vivo, una di quelle contro cui la Grancontessa ha più combattuto. E' una delle tappe fondamentali del viaggio nei territori matildici, e rivederla regala sempre grandi emozioni. Tornerò a Lucca il 30 aprile per la presentazione del romanzo presso la libreria Ubik. Inutile dire che vi aspetto lì.

Tutte le immagini che correlano l'articolo sono di mia proprietà, ne è pertanto vietato l'utilizzo. Per altre immagini meravigliose di Lucca e visionare le tappe complete del mio viaggio, basta cliccare il link di Instagram con hashtag #ilromanzodiMatilda

martedì 1 dicembre 2015

Matilde a Roma

La presentazione romana di Matilda mi ha dato la possibilità di vedere e rivedere luoghi che sono rimasti attraverso i secoli a testimonianza della storia e che all’epoca della Grancontessa hanno di certo visto il suo passaggio e la sua presenza.

Sull’Isola Tiberina, il nucleo più antico di Roma, sorge la Basilica di san Bartolomeo all’Isola, sorta nel X secolo sopra le rovine del tempio di Esculapio per volere dell'imperatore Ottone III. Ottone la volle dedicare a sant’Adalberto, suo amico, vescovo di Praga e martirizzato nel 998, e ai santi Paolino e Bartolomeo. Dopo il restauro di papa Alessandro III nel 1180, la chiesa mantenne la dedica solamente per l'ultimo santo. In precedenza, nel 1113, era stato aggiunto un campanile da parte di papa Pasquale II. All'interno si trova un antico pozzo con un bassorilievo raffigurante i tre santi, o forse il Salvatore, sant'Adalberto, san Bartolomeo e Ottone III, realizzato con il rocchio di un'antica colonna da Nicola d'Angelo o da Pietro Vassalletto nel XIII secolo: i romani credevano che l'acqua fosse miracolosa, perché vi si trovavano le ossa dei martiri romani Esuperanzio e Marcello, e un'iscrizione riporta "Os putei Sci sancti circumdant orbe rotanti".

Di fronte all’Isola Tiberina c’è Santa Maria in Cosmedin, famosa per la Bocca della Verità collocata nella parete del suo pronao. La chiesa venne costruita nel VI secolo da papa Gregorio I al posto di due antichi edifici romani, quale diaconia, ovvero centro di assistenza e distribuzione viveri. Il primo dei due edifici romani era un centro per la distribuzione dei rifornimenti alimentari, lo Statio Annonae; l’altro edificio era un monumentale altare di Ercole dedicato secondo la tradizione dal re Evandro al mitico eroe in ricordo dell'uccisione del gigante Caco e i cui resti sono attribuiti a una ricostruzione del II secolo a.C. (secondo alcuni si tratterebbe invece del podio di un tempio dedicato a Ercole da Pompeo); di questo altare rimane il nucleo formato da un grande corpo murario in blocchi di tufo che va a formare la cripta. La chiesa venne ricostruita nell'VIII secolo da papa Adriano I e nuove parti vennero aggiunte nei secoli XI, XII e XIII. Papa Gelasio II nel 1118 fece riparare i danni subiti dalla struttura quasi cento anni prima (1082) a seguito dell’invasione dei Normanni guidati da Roberto il Guiscardo, mentre papa Callisto II, intorno al 1120, fece costruire il portico.

Proseguendo nella passeggiata, sono arrivata alla chiesa di San Giorgio al Velabro, che sorge nella zona fra Palatino, Aventino e Tevere, accanto al Campidoglio e al Foro Romano, proprio dove la leggenda vuole che si impigliò la cesta di Romolo e Remo e dove Romolo tracciò i confini di Roma. Tra VII e VIII secolo fu eretta la chiesa dedicata a Giorgio, santo guerriero della Cappadocia.  

Per approfondimenti, qualche link:
San Bartolomeo all'Isola
ArcheoRoma
Santa Maria in Cosmedin
Via del Velabro

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mercoledì 12 agosto 2015

Da Barga a Bergogno, di qua e di là dall'Appennino Tosco-Emiliano

Di ritorno dalla Toscana, ho deciso di fermarmi a Barga, un luogo suggestivo sulle Alpi Apuane in provincia di Lucca, legato fortemente a Matilde e alla sua famiglia. Barga possiede tra le proprie bellezze il duomo collocato nel punto più elevato del paese. Molti misteri circondano questo edificio, rimaneggiato nel corso dei secoli, già menzionato in un documento del 998 e ampliato in due occasioni, nel XII e nel XIII secolo. Al suo interno è conservata una statua lignea di San Cristoforo risalente alll’XI secolo, e sul portale è presente un bassorilievo meraviglioso del XII secolo, opera  di Biduino, che raffigura un miracolo di San Nicola.

Dalla terrazza antistante al portale d’ingresso si gode una vista mozzafiato delle montagne, quasi come premio alla fatica per essere arrivati fino a lì. All’interno del duomo, battesimali, acquasantiere, un pulpito con leoni stilofori, volti silenziosi e storie scolpite nella pietra raccontano un passato che ritorna nei gesti, nelle intenzioni e nel lascito di chi ha voluto fortemente queste opere per trattenere e fermare il sentire e la spiritualità, traducendola nel linguaggio simbolico dell’arte medievale. Da qui, per tornare in Emilia, ci si aggancia alla via Bibulca di cui avevo già raccontato qui.

Un altro luogo meraviglioso che gode della vista di Canossa è Bergogno, uno splendido borgo sulle falde settentrionali del Poggio Coste, alla destra del torrente Campola lungo l’antica mulattiera da Paullo a Canossa. La sua antichissima storia è stata raccontata in una pubblicazione recente da Pietro Gambarelli, intitolata Bergogno – Terra di Matilde tra storia e leggenda, che ripercorre i secoli e si sofferma anche ai tempi della Grancontessa, quando Bergogno era l’abitato più grande della curia dei Canossa.

Sono posti magici, che portano alla riflessione e alla meraviglia, in cui si sente ancora forte la presenza di Matilde.

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Per approfondimenti, qualche link:
Il duomo di Barga
Il duomo di Barga
Bergogno Medievale

sabato 1 agosto 2015

Lampi di Matilde nel bolognese

La zona del bolognese riserva panorami magnifici ed è legata a Matilde a doppio filo, sia per i rapporti con lo Studio bolognese sia per le roccaforti delle colline che tanta soddisfazione le diedero contro l’esercito di Enrico IV. Citando dal sito dell’Alma Mater, che presenta la conferenza di Francesca Roversi Monaco dello scorso maggio, qui riporto:

“Grancontessa, fondatrice di chiese e protettrice di monasteri e abbazie, signora di un dominio articolato e strategicamente centrale, capace di gestire in prima persona quello stesso dominio, Matilde di Canossa continua ad animare un mito trasversale che si nutre del suo concreto agire politico, del suo essere stata interlocutrice diretta delle massime autorità del tempo, il papa e l’imperatore, della sua costruzione di un potere femminile capace di interagire alla pari con quello maschile. Non a caso la tradizione ha assegnato a Matilde un ruolo di primo piano nella fondazione dell’Università di Bologna. A Bologna, infatti, ella poteva contare per i suoi tribunali su di un gruppo solido di giuristi, fra i quali compaiono entrambi i fondatori della scuola bolognese di diritto e, dunque, dello Studio: Pepo, presente come esperto di diritto ad alcune assisi matildiche, e Irnerio, con ogni probabilità consigliere giuridico della contessa dall'inizio del XII secolo. Una cronaca della prima metà del XIII secolo riporta la notizia secondo la quale Irnerio avrebbe intrapreso il recupero del diritto romano su richiesta della contessa Matilde. A lungo tale richiesta è stata interpretata come un’autorizzazione formale a fondare lo Studio e anche se tale ipotesi è ora superata, assai significativo è il collegamento fra la signora di Canossa, Irnerio e la nascita dello Studio e, dunque, la possibilità, divenuta ‘reale’ nella rappresentazione storiografica, che una donna possa aver contribuito a fondare la prima Università, l’Alma Mater Studiorum. Il rapporto fra Bologna, Matilde, la riscoperta del diritto romano e la nascita dell’università costituisce, dunque, il fulcro della conferenza, accanto al tema fondamentale della costruzione narrativa della memoria e dell’identità cittadina.”

Una rivincita per Matilde, che poteva legittimare così a livello giuridico il proprio patrimonio e la propria eredità. Allo stesso modo, è dalle alture e proprio dall’alto dei bastioni di Monteveglio che si consuma una delle vittorie più belle sull’imperatore Enrico, da cui inizierà il riscatto della comitissa.

L’itinerario mi ha portato prima alla Pieve di Trebbio, risalente al X secolo ma attestata dall’XI e inizialmente dedicata a san Giovanni Battista. Poco distanti dalla pieve, si possono vedere i Sassi di Roccamalatina. Trebbio dipendeva dalla pieve di Santa Maria di Monteveglio, attorno alla quale fu poi fatta costruire da Matilde l’abbazia.  Vi sono altri luoghi interessanti da visitare prima di arrivare a Monteveglio, e si passa anche per il borgo medievale di Castello di Serravalle che domina il territorio del Samoggia dall’alto del crinale.

A Monteveglio domina il paese il borgo, sorto attorno alla pieve di Santa Maria, un edificio di fondazione antichissima. Si pensa che in questa zona si trovasse un tempio pagano in epoca romana, su cui è stata costruita la chiesa attuale, di epoca preromanica e romanica. La bella facciata caratterizzata da una luminosa bifora, rifatta all'inizio del XIII secolo, da allora non è stata mai modificata. Si accede al borgo attraverso una porta merlata, unico residuo delle fortificazioni del castello, dagli spalti del quale si gode di uno splendido panorama della zona circostante.

Per approfondimenti, qualche link:
Pieve di Trebbio
Sassi di Roccamalatina
Zappolino e Matilde
I colli bolognesi
Castello di Serravalle

Tutte le immagini che correlano l'articolo sono di mia proprietà, ne è pertanto vietato l'utilizzo. Per visionare le tappe complete del mio viaggio nel bolognese, cliccare qui: Elisella's Instagram Profile

lunedì 29 giugno 2015

Matilde tra Secchia e Crostolo

Ieri è stato un lungo pomeriggio di sole, che mi ha portato in luoghi dell'Appennino dove si percepisce ancora l’impronta dei Canossa e della Grancontessa Matilde. Luoghi isolati, alle volte dimenticati, ma capaci di riportare con le loro suggestioni all’epoca in cui sono state costruite quelle opere che hanno lasciato testimonianza della potenza e della lungimiranza di una donna del Medioevo.

Il mio itinerario è partito da Toano, sull’Appennino Emiliano, dove fa bella mostra di sé la pieve di Santa Maria Assunta, già presente nei documenti dal 980 e decorata all’interno da motivi tipici dell’arte canusina. Il punto elevato in cui si trova era lo stesso dove si trovavano il castello e il borgo fortificato. Dal castello si dominava un’importante via d’accesso alla Toscana alternativa alla Francigena, che partiva da Canossa e attraverso Marola e Carpineti giungeva a Toano, quindi scendeva verso il Dolo fino alle Terme di Quara, poi si inerpicava verso Romanoro congiungendosi alla Via Bibulca che valicava l’Alpe. Il luogo dove sorge la pieve è magico, immerso nel silenzio, e l’interno scarno e pulito la rende un punto privilegiato per la meditazione in solitudine.

Nel proseguire il viaggio verso Carpineti, si incontrano sulla via gli antichi borghi di Stiano e Manno, circondati da verdi colline e panorami mozzafiato. All’arrivo al castello delle Carpinete, la rocca dove Matilde nel 1092 decise in un concilio ristretto e insieme a un pugno di fedeli rimasti di continuare la guerra contro Enrico IV, ci si lascia abbagliare dalla vista che si gode dall’alto del monte Antognano. Ciò che oggi rimane della rocca domina ancora la valle del Tresinaro e del Secchia, all’epoca della Grancontessa era imprendibile e sicuro, diventando la dimora preferita di Matilde.

Di lì a qualche chilometro sorge Marola, il luogo da cui proveniva l’eremita Giovanni che tanto peso ebbe nella decisione finale di Matilde a non abbandonarsi alla resa. Qui, la chiesa di Santa Maria Assunta, costruita per volere della comitissa, era annessa all’ospitale benedettino che dava assistenza ai viandanti e ai pellegrini, e conserva ancora la facciata in blocchi di arenaria squadrati e disposti in file parallele.

Da Marola ci si sposta a Casina e dopo un lungo percorso in mezzo alla collina si raggiunge l’oratorio di Beleo. Ricorda molto la pieve di Toano, seppure molto più piccolo come dimensioni, e in effetti appare in un documento coevo del 980. La costruzione è tutta in pietra squadrata con semplice struttura ad aula rivolta secondo l'orientamento liturgico. Ha una facciata a capanna con monofora superiore portale archivoltato a lunetta, ed è presente il simbolo di San Michele Arcangelo, che fa pensare a un’origine longobarda. Anche questo punto solitario spinge naturalmente alla meditazione.

Dirigendosi verso la zona di Canossa, si passa a fianco del castello di Sarzano. Imponente, dalla lunghissima storia che risale probabilmente al primo incastellamento tra IX e XI secolo, domina tutta la conca di Casina alle sue spalle. La prima menzione è del 958 quando fu acquistato dal fondatore della stirpe dei Canossa, Atto Adalberto. Egli lo rese parte di un feudo che continuò a crescere fino alla morte della sua discendente Matilde, che lo donò ai monaci di Sant’Apollonio. Sono presenti la cinta muraria, il torrazzo e la torre, la chiesa e la sagrestia, diventata oggi un Centro Convegni, e altri due edifici che sono diventati una locanda. È stata ritrovata anche una piccola cappella all’interno delle mura. Da Sarzano si gode la vista del giro d’orizzonte e della Pietra di Bismantova.

Una delle pievi da vedere è sicuramente quella di Paullo, già citata in un diploma dell’imperatore Ottone II datato 14 ottobre 980, che aveva un’ampia giurisdizione sulla valle del Crostolo. Orientato liturgicamente con facciata a ponente, l’edificio è stato rimaneggiato, ma l’impronta altomedievale rimane ben visibile. Altro edificio doveva essere il castello che probabilmente fu costruito come fortezza del campo trincerato intorno a Canossa da Atto Adalberto, che l’avrebbe affidato poi a uno dei suoi più fedeli vassalli per dominare la valle sottostante.

Da Paullo ci sono solo 8 chilometri per raggiungere Rossena e Canossa, ma se si scende verso Vezzano sul Crostolo si incontrano altri luoghi legati a Matilde. Si attraversa Paderna, una borgata già esistente all’inizio dell’XI secolo, dove sorge la chiesa di San Michele Arcangelo, e si raggiunge Montalto, antico fortilizio del vescovo di Reggio nell’XI secolo di cui non rimangono altro che ruderi sulla collina. Nello stesso luogo, svetta la torre del campanile della chiesa dedicata ai santi Michele e Lorenzo, di cui si possono ancora vedere le fondamenta, che fu consacrata nel 1172 dal vescovo Albricone di Reggio.

Dopo Montalto si può raggiungere il castello di Querciola, costruito alla fine dell’VIII secolo dal Vescovo di Reggio come rifugio temporaneo dalle numerose scorrerie barbariche di quegli anni (Ungari, Galli, Germani) e diventato successivamente sede vescovile estiva, è menzionato in numerosi documenti conservati negli archivi storici reggiani. Del castello rimangono comunque oggi modestissimi resti dei muri di cinta. La pieve di Santa Maria Assunta risale al XI-XIII secolo.

Scendendo poi verso il Secchia, si incontrano altri luoghi quali la pieve e il castello di San Valentino, in posizione panoramica su uno spartiacque che divide le vallate del Tresinaro e del Secchia, di cui resta il mastio addossato al palazzo feudale e le mura, e Montebabbio, risalente all’XI secolo e appartenente alla chiesa reggiana. Sono numerosi i sentieri che si possono percorrere a piedi, per lasciarsi trasportare dalle atmosfere del paesaggio, che in particolare al tramonto è capace di regalare emozioni e sensazioni che valgono la pena di essere vissute.

Tutte le immagini che correlano l'articolo sono di mia proprietà, ne è pertanto vietato l'utilizzo. Per visionare le tappe complete del mio viaggio sulla Bibulca, cliccare qui: Elisella's Instagram Profile

Per approfondimenti, qualche link:
Comune di Toano
Il castello di Carpineti
Pieve di Paullo
Oratorio di Beleo
L'anello del Tresinaro

giovedì 21 maggio 2015

In cammino con Matilde - L'intervista

Come preannunciato qualche settimana fa, diamo spazio al progetto Il cammino di Matilde e lasciamo parlare i suoi ideatori e protagonisti. Per saperne di più, a conclusione dell'intervista un piccolo sunto dei siti ufficiali e dei riferimenti web per l'approfondimento.

1) Come nasce il progetto “In Cammino con Matilde”?

Il progetto nasce  da una necessità di mettere a sistema le attività degli operatori economici che lavorano sia nel reggiano che nel modenese nei pressi del sentiero, si è intercettato un bando di finanziamento europeo gestito dal Gal Antico Frignano e Appennino Reggiano, grazie a questo abbiamo potuto concretizzare diverse azioni, sia materiali che "culturali".

2) Avete trovato difficoltà a uniformare il cammino tra una provincia e l’altra?

Uniformare non è mai un'azione semplice, spesso si lavora in contesti dove la consapevolezza di essere parte di un sistema è un elemento assente. Da poco si è iniziato a superare il concetto dei limiti amministrativi. Più difficile ancora uniformare intenti dei soggetti interessati.  Pubblico e privato, spesso, purtroppo  hanno obiettivi e tempi di azione diversi. Il confronto costante e la conoscenza reciproca possono creare dinamiche positive che contribuiscono alla "cultura dell'ospitalità". Sono processi lenti, che richiedono costanza impegno e passione: quando ci si riesce si lavora tutti meglio e con maggiore soddisfazione.

3) Come si è aperto per voi l’anno delle celebrazioni del novecentenario e come lo state affrontando?

Non si è aperto, in realtà ogni soggetto percorre una strada diversa, non è sufficiente creare un cartellone di eventi, diciamo che per noi questa è una occasione mancata, mea culpa. Il cartellone, peraltro ancora non chiaro, non ha avuto un processo preparatorio e partecipativo di tutti i soggetti, anzi come spesso accade l'aspetto intellettuale ha il sopravvento e non coinvolge le attività che quotidianamente agiscono indipendentemente dagli anniversari. Noi quindi perseguiamo i nostri obiettivi nelle azioni quotidiane di promozione e lavoro sul campo.

4) Quali sono le proposte e le occasioni da non perdere?

Tutte quelle che permettono da uscire dal circolo vizioso che fa credere di essere il centro del mondo, dall'autoreferenzialità, permettono di vedersi da fuori, di confrontarsi con altri e quindi valutare le reali forze e debolezze. Un esempio è l'inserimento del sentiero Matilde nella rete dei Cammini d'Europa,  ma anche i commenti dei visitatori da fuori e la conoscenza di soggetti operanti in altri territori. Quindi l'attenzione deve rimanere alta per tutto quello che accade intorno.

Ideanatura
Betty Gazzetti
Edda Chiari
Fabrizio Carponi

siti:
www.ideanatura.net
www.recotur.it

siti istituzionali:
www.terredicanossa.it
www.sentieromatilde.it
www.castellodicarpineti.it

pagine fb dei luoghi dei progetti:
ideanatura turismo cultura ambiente
castello di carpineti delle carpinete
san vitale ostello&ristoro

progetti:
in cammino con matilde
terre di castagno
appennino reale

domenica 3 maggio 2015

Cercando Matilde nell'Oltrepò mantovano

Un altro viaggio, una nuova ricerca, una nuova riscoperta dei luoghi che portano ancora oggi, a distanza di novecento anni, l’impronta della Grancontessa. Ieri è toccato all’Oltrepò mantovano, in quella terra di acque, pievi, avamposti e castelli che ha visto la luminosa presenza di Matilde estendersi e modificare il corso del tempo.

La Bassa ha un fascino particolare: quando la attraversi, sulle quelle strade che si srotolano dritte e tagliano in due i campi e i canali, ti senti in pace col mondo. È una terra di nebbie feroci, di soli accecanti, di tramonti violenti e di silenzi assordanti. È una terra di uomini e donne pratici e orgogliosi che nonostante le ferite anche recenti vanno avanti e non si fermano, perché c’è sempre qualcosa da fare. Da Modena verso Felonica, questa volta il mio viaggio si è snodato per strade strette e tranquille, che mi hanno portato prima a Casumaro, il luogo che secondo la leggenda vide il proprio nome legato a un lutto, la morte di un figlio di Matilde, annegatosi in un fossato, e poi a Bondeno, quel Bondeno ferrarese in cui la contessa fece costruire una fortezza all’inizio del 1100 e la chiesa dedicata alla Vergine nel 1114.

A Felonica, già nel mantovano, da vedere è la chiesa che sorge nei pressi dell’argine: meravigliosa, con una struttura che ricorda le numerose altre chiese che portano la firma della Grancontessa, è attestata per la prima volta in una donazione firmata dalla madre di lei Beatrice, datata dicembre 1053, fatta ai monaci benedettini. L’anno di ricostruzione è il 1074, secondo il volere di Matilde. Questa chiesa faceva parte di un’abbazia importante da cui all’epoca dipendevano numerose chiese della zona della riva destra del Po, e una delle prime che si incontrano è Pieve di Santa Croce del Lagurano, che sorge in una frazione di Sermide.

Successivamente, in una frazione di Villa Poma, sulla statale 12 si trova la Chiesa di Sant’Andrea di Ghisione, che sorge sullo stesso sito di un’antica villa romana. La prima citazione di questo edificio si trova in una donazione del 1117 fatta al monastero di San Benedetto Polirone, ed era una cappella che dipendeva da Pieve di Coriano. Le caratteristiche sono tipiche delle chiese matildiche, una navata con tre absidi. Il campanile risulta danneggiato dal terremoto.

Proseguendo, si raggiunge Pieve di Coriano dove la chiesa sul portale ospita un’iscrizione dedicata a Matilde di Canossa, che la volle costruire nel 1082 all’inizio della guerra contro Enrico IV. Il campanile fu eretto dal 1930 al 1934 e poggia su un basamento antico rinvenuto durante gli scavi: per alcuni vi sorgeva la torre del castello di Matilde, per altri invece era il sito dell’antico Battistero della Pieve.

Prima di arrivare a Quingentole ho salutato e reso omaggio al Po, il “padre della Pianura Padana”, antica via fluviale, spina dorsale e fonte di ricchezza per molte generazioni. Un appunto en passant: consiglio sull’argomento un bel libro di Guido Conti, intitolato Il grande fiume Po uscito qualche anno fa per Mondadori.

A Quingentole, a un chilometro a est dal centro, sorge l’Oratorio di San Lorenzo, documentato sin dal 1059, dipendente anch’esso dalla Pieve di Coriano. L’adiacente chiesa di cui sono state trovate tracce, sorta su un antico edificio romano, è stata demolita nel 1752 e ora rimane solo l’oratorio, al cui interno si venera ancora oggi una Madonna nera.

A Nuvolato, frazione di Quistello, la chiesa romanica del X secolo risulta inaccessibile a causa del terremoto del 2012. Da lì si prosegue verso San Benedetto Po, luogo amatissimo dalla Grancontessa in cui scelse di essere sepolta, e da dove nel 1632 la sua salma venne trasportata per ordine di Urbano VIII in Vaticano e onorata di un monumento a lei dedicato. Qui c’è il museo da vedere, con visite guidate, e attualmente viene ospitata una mostra dedicata al novecentenario.

Quasi inosservata sembra passare Santa Maria di Valverde, che sorge a due chilometri circa dal centro di San Benedetto Po, su una sopraelevazione del terreno nella campagna sanbenedettina. La chiesetta romanica fu fondata nella seconda metà dell’XI secolo e divenne una dipendenza del monastero polironiano, come testimoniato da un diploma imperiale del 1111. Al momento risulta danneggiata per il terremoto.

Si prosegue e si giunge a Bondeno di Gonzaga, luogo in cui la Grancontessa viene ricordata nella Corte Matilde: accanto alla corte v’è una residenza del Sei/Settecento che si ritiene sia stata il luogo dove la contessa soggiornava quando veniva a Bondeno, allora chiamato Bondeno degli Arduini. Questa zona faceva parte dei territori ed era situata al centro dei possedimenti fondiari controllati dalla famiglia di Arduino della Palude, fedelissimo capitano di Matilde che la accompagnò per tutta la vita in imprese militari, primo tra i suoi vassalli, con precise funzioni militari nel seguito armato della contessa.

Dalla Treccani, cito: “Le era accanto nel 1101 a Guastalla; nel 1102 la seguì a Carpineti e nel 1103 a Nonantola, dove le fonti lo menzionano subito dopo il conte Alberto di Sabbioneta e prima di tutti gli altri vassalli. Nel 1104, presenziò ad una solenne donazione fatta da Matilde a San Benedetto di Polirone, donazione poi confermata l’anno seguente, a Gonzaga, quando la contessa decise di lasciare al monastero il possesso di tutta l'isola che aveva preso il nome dal cenobio. La località di Gonzaga, infatti, non era lontana dai beni che Arduino deteneva in Fabbrico e in Reggiolo, da molto tempo, ormai, dominio incontrastato dalla famiglia. La zona cosiddetta della “Palude” giungeva infatti, verso nord, fino a Gonzaga e al Bondeno reggiano, continuando probabilmente a settentrione fino al corso del Po. […] La sua costante presenza in quei luoghi si spiega soprattutto con la primaria importanza strategica che aveva assunto quel territorio, situato a fronte dell’area mantovana da sempre la più ostile ai Canossa, ma soprattutto a Matilde. […] Dal 1115, anno della morte di Matilde, Arduino soggiornò prevalentemente a Bondeno di Roncore, l’attuale Bondanazzo presso Reggiolo, dov’ella morì. Del resto, anche la contessa Matilde si allontanava ormai sempre più di rado da San Benedetto, anche a causa delle sue pessime condizioni di salute.”

Il viaggio si chiude con l’arrivo alla Chiesa di San Benedetto a Gonzaga, che vede la propria storia legata a uno degli antenati di Matilde, Adalberto Atto, capostipite della casata canusina. Egli nel 967 acquisì a Gonzaga una cappella dedicata a San Benedetto, dipendente dal monastero di Leno, a sud di Brescia. Retta da “malos sacerdotes”, venne assegnata da Matilde attorno al 1101 a San Benedetto in Polirone, che la trasformò in un priorato dipendente. La chiesa romanica fu costruita alla fine dell’XI secolo, e la facciata fu ricostruita nel 1925. Al momento risulta ingabbiata dopo il terremoto.


Per approfondimenti, qualche link:
Sistema Po-Matilde
Turismo San Benedetto Po

Il viaggio continua. Tutte le immagini che correlano l'articolo sono di mia proprietà, ne è pertanto vietato l'utilizzo. Per visionare le tappe complete del mio breve viaggio nell'Oltrepò mantovano, cliccare qui: Elisella's Instagram Profile

venerdì 17 aprile 2015

In cammino con Matilde

A breve, si parlerà del progetto In cammino con Matilde.
Nel frattempo, godetevi il video.